"Il significato della comunicazione con il nostro cavallo

è la risposta che otteniamo"

                                                                                       S. Pais

Traje Goyesco

Costume di Gala esibizioni

Uno dei costumi di gala del Caralis Equestre, progettato e realizzato dalla Sartoria D’Raza di Santaella (Cordoba). E’ ispirato allo stile artistico del Goyesco Andaluso (XVIII secolo).

Il Traje Storico

Costume di Gala esibizioni

Uno dei costumi di gala del Caralis Equestre, progettato e realizzato dalla Sartoria D’Raza di Santaella (Cordoba). E’ ispirato allo stile artistico del Goyesco Andaluso (XVIII secolo).

Traje Corto Vaquero

Abbigliamento del XIX secolo che, per il suo design e le sue caratteristiche speciali, è sempre stato il più adatto per svolgere le attività di movimentazione del bestiame in Andalusia a cavallo.

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Un pò di Storia

Le Accademie Equestri in Italia, in Europoa e l'influenza Spagnola in Sardegna

La Corrente classica e le prime accademie si svilupparono nel Sud Italia, intorno al 1134 D.C., a seguito delle influenze culturali costanti tra Cristianità ed Islam. In questo periodo un gruppo di ecuyers bizantini (scudieri/maestri di equitazione) fondarono la prima Accademia di Equitazione, antenata della scuola Napoletana.

Successivamente un’Accademia Equestre, nel vero senso del termine, fu istituita nella prima metà del XVI secolo da Federico Grisone, che generò molti seguaci e la redazione di numerosi scritti nei quali erano descritti i principi e metodi diversi sul modo di addestrare i cavalli, ai giorni nostri configurati con la parola “Dressage”.

A Federico Grisone, nella stessa epoca, succedette Cesare Fiaschi, il quale fondò a Napoli un’Accademia Equestre che divenne ben presto celebre. Successivamente, Giovanni Battista Pignatelli, loro discepolo, formò a partire dal 1550 numerosi ecuyers che si recarono in tutta Europa e che tramandarono i principi dell’Equitazione Classica.

Tali principi di Equitazione Classica vennero assorbiti e perfezionati dai Francesi ed in particolare da due allievi di Pignatelli, Salomon de La Broue e Antoine de Pluvinel.

Il Sapere di questi due ecuyers francesi sfociò nella fondazione della “Ecole de Versailles” e del “Manege des Tuileries” con François Robichon de La Gueriniere.

Contemporaneamente, in Spagna e Portogallo assorbendo i principi dell’Equitazione Classica svilupparono la corrente militare detta “a la genette”.

La corrente dell’Equitazione Classica ebbe uno sviluppo quasi virale in tutta Europa, che portò sempre più al perfezionamento delle tecniche di addestramento del Cavallo, sino alla fondazione delle 4 grandi Accademie di Equitazione Classica in Europa: la Scuola Nazionale del Cadre Noir di Saumur in Francia, la Scuola Spagnola di Vienna in Austria, la Scuola Reale Andalusa dell’Arte Equestre di Jerez de la Frontera in Spagna e la Scuola dell’Artew Equestre di Lisbona in Portogallo. Le quattro grandi scuole saranno le ultime eredi dell’Equitazione Accademica nata durante il Rinascimento in Italia.

Nel corso dei secoli, la tradizione Equestre Classica nata nel Sud-Italia, assorbita dai Francesi e sfruttata dagli Spagnoli, venne mantenuta durante tutta la dominazione Spagnola.

Da qui nacque il famoso detto che dice che l’Equitazione Classica nasce in Italia, parla Francese e monta cavalli Spagnoli.

Celebre infatti anche Pirro Antonio Ferraro, Maestro di Equitazione Italiano, che nel 1602 scrisse il trattato “Cavallo frenato” e che venne chiamato come Maestro Cavallerizzo in Spagna alla corte di Filippo II.

A Palermo il viceré Don Garcìa di Toledo si fece protettore di un accademia dell’Arte Equestre composta da cento cavalieri armati di tutto punto, i quali oltre ad essere impiegati in tempo di guerra avevano il compito di partecipare alle manifestazioni ed alle giostre equestri e di tramandare l’equitazione classica.

Anche la Sardegna dal 1323 al 1708 fu fortemente influenzata dalla dominazione e dalla cultura Spagnola, tanto da non permettere alla successiva dominazione Piemontese di sradicare le tradizioni culturali, artistiche e linguistiche iberiche instauratesi nell’isola.

Nobili e Viceré Spagnoli, apprezzando enormemente i territori Sardi e la cultura per l’allevamento equino già presente, valorizzarono il settore allevatoriale e la cultura equestre.

Cagliari e la conquista Aragonese

Nel 1323 inizia l’occupazione Aragonese della Sardegna. I Catalano Aragonesi sbarcano in Sardegna a Palmas, a sud di San Giovanni Suergiu, al commando dell’infante Alfonso IV, primogenito del Re Giacomo II di Aragona, dichiarando lo scopo di liberare l’Isola dall’opprimente presenza Pisana.

Alfonso IV concesse alla città di Cagliari il diritto di battere moneta, che prese il nome di Alfonsino d’argento. Nel castello di Cagliari, e successivamente anche a Sassari, vengono trasferite famiglie Aragonesi, Catalane e Valenzane con diritto di eleggere un consiglio ed una giunta in rappresentanza delle diverse classi sociali e viene imposto un controllo diretto sull’attività economica.

La famiglia di Aragona inserisce nel loro stemma l’effige dei quattro mori a rappresentare il loro dominio sulla Sardegna. Nel 1469, Isabella di Castiglia sposa Ferdinando d’Aragona iniziando l’unificazione del regno di Aragona con quello di Castiglia che verrà condotta a termine dieci anni dopo da parte di Ferdinando il Cattolico, con la nascita del regno di Spagna. La Sardegna passa sotto il dominio Spagnolo e vi resta sino al 1708.

Nel 1500, per ragioni prettamente militari, gli Spagnoli istituiscono nel territorio di Abbasanta una Tanca Regia per l’allevamento dei Cavalli di razza Spagnola, poiché quelli sardi, pur essendo vigorosi, erano di piccola taglia. La Tanca Regia divenne un centro equestre importantissimo e Stazione di monta, dove vi era originariamente la riserva degli Stalloni del Re d’Aragona, dal quale si sviluppo un importante lavoro di miglioramento genetico che porto all’acquisto di stalloni e fattrici da parte delle più importanti casate d’Europa.

Durante il periodo della dominazione Spagnola, anche all’interno del Palazzo Viceregio, simbolo del potere Spagnolo in Sardegna e caratterizzato da notevoli mutamenti strutturali e ristrutturazioni nel corso degli anni, un po’ per necessità, un po’ per questioni militari e di organizzazione di Corte, vennero valorizzate le scuderie e l’equitazione colta praticata dai Reali e dai Nobili Cavalieri.

Sin dai primi anni del loro insediamento all’interno del Palazzo Viceregio, gli Spagnoli favoriscono l’ampliamento e la realizzazione di nuovi spazi destinati a cavalieri, alabardieri e scuderie.

La pratica dell’Arte Equestre dei Vicereali Spagnoli è ben sottolineata dai numerosi ampliamenti effettuati nel tempo delle scuderie Reali, sino alla realizzazione di una scuderia grande ed una piccola, ad un ripostiglio per le guarnizioni delle carrozze, alla sostituzione di 19 mangiatoie.

Successivamente vennero apportate migliorie anche ad una naturale dependance del palazzo in cui si trovavano già le scuderie della corte e degli antichi Viceré e che si affacciava sulla piccola Piazza di San Pancrazio.

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